Nel nome delle rane
Una vasca inutilizzata dell’Orto botanico è stata trasformata in giardino a costa zero. Dal paesaggista Antonio Perazzi, che ci racconta come…
Un cucchiaio per le rane.
Il mio progetto per un giardino all’interno dell’Orto botanico di Vienna si chiama Froschlöffel kosmopolit che letteralmente si traduce “cucchiaio per rane cosmopolite”.
Un anno fa ricevetti uns mail dal direttore del corso di arte dei giardini dell’Università di Vienna, il professor Mario Terzic, a proposito di alcuni miei lavori selezionati tra i migliori progetti di avanguardia contemporanea che mi invitava a creare un progetto per l’antico Orto botanico di Vienna, confinante con il giardino nel Belvedere, e a realizzarlo avvalendomi dell’aiuto dei suoi studenti. Come rifiutare? Un mese dopo stavo già facendo un sopralluogo. Rimasi letteralmente rapito da una grossa vasca ellittica che, al posto dell’aqua, conteneva un prato disordinato e qualche ring di cemento con piante palustri: era quella la mia area di progetto! Questa vasca non teneva più l’aqua da quando si era crepato il fondo per i bombardamenti della seconda guerra mondiale. Così, standosene come una nave arenata, mi è sembrata solo aspettare qualcosa che la facesse ripartire.
Le indicationi del mio committente erano chiare: budget limitato e necessità di fare un progetto che fosse compatibile con il pubblico, l’orto botanico e gli studenti. Sono stato poi io ad aggiungere qualche altra regola per trasformare un progetto sulla carta in un’opera realizzata e, per di più, a costo zero. L’idea è piaciunta molto e così è iniziata una fitta corrispondenza tecnica con il direttore dell’Orto per individuare i materiali in giacenza disponibili negli stock, oltre che le piante acquatiche e palustri che si potevano riprodurre tra quelle già coltivate. La mia parola d’ordine era nessuna spesa, nemmeno per la manodopera perchè avrebbero dovuto realizzare tutto gli studenti.
Spiegare come nasce un progetto è più difficile di quanto sia realizzarlo, ma è bastato sedersi poche ore in un’aula dell’Universität für angewandte Kunst di Vienna, spiegando come era nata l’idea della mia “Botanica Temporanea”, una forma di progettazione basata sulle piante e i tempi di sviluppo del paesaggio, per instaurare un’atmosfera creativa e concreta che ha portato gli studenti direttamente alla parte practica senza perdersi sulla carta. Aiutati da una primavera insolitamente tiepida per l’Austria, siamo poi passati a lavorare nella vasca dell’Orto con la tenacia degli archeologi, e le sorprese sono state tante, perchè sotto quello che sembrava solo un prato magro, abbiamo ritrovato le tracce dell’aqua.
La prima scoperta sono stati un gruppo di tritoni, accompagnati da un giovane rospo, dentro una piccola sacca di argilla, ai piedi di una ceppata di Tipha palustre. Poi, sul fondo di cemento crepato, la sorpresa più stimolante è stato il ritrovamento di una vecchia etichetta su cui ancora si leggeva: Alisim a plantago-acquatica, Froschlöffel, Kosmopolit. Ed ecco trovato il nome per il progetto e le sue linee guida. Se il nome commune di questa pianta acquatica in italiano si traduce “cucchiaio per rane”, anche l’idea di fare tante piccole vasche per le acquatiche dentro il grande ellisse è stata vincente, tanto più che mi è parso bello portare i fruitori del giardino botanico a scendere un passo sotto il livello del terreno entrando nella vasca per scoprire un’altra dimensione del paesaggio. Così la vecchia vasca senz’aqua si è trasformata in un giardino e i visitatori – oltre che gli uccelli acquatici abituati al tumultuoso Danubio – sembrano aver gradito molto. Sono stati poi gli studenti a volere aggiungere al nome del progetto la parola “cosmopolita”, traslando il suo significato botanico di pianta apolide in cosmopolita nel senso di potenziale ricchezza per chi si sente cittadino del mondo.
In pochi giorni abbiamo creato un vero giardino dove venire a contatto con l’acqua e le piante, in maniera spontanea, mossi dalla curiosità e dal desiderio di vedere il giardino come un’espressione d’arte che serve anche ad avvicinare le persone alla natura, ricordando loro di farne parte al pari di tutte le altre forme viventi. Mi sembra possa intendersi come l’inizio di una nuova dimensione più ottimistica del fare giardini, e io non posso che esserne felice.
